Fantasia e realtà si incontrano e costituiscono l'elemento principale del nuovo film di Burton. Nel suo immaginario è impossibile separare la realtà dalla fantasia (BeetleJuice, Edward mani di forbice...) e in quest'ultimo film lo ribadisce con vigore e convizione, portando sul grande schermo un personaggio che rappresenta il prototipo dell'uomo sospeso tra fantasia e realtà: Ed Bloom (interpretato da Ewan McGragor e Alber Finney).
Il film è una magia di colori e paesaggi fantastici, dove tutto viene portato all'esasperazione dalla fantasia del vecchio Ed. Cast eccezionale; comicità, serietà e commozione permeano tutto il film e nelle sequenze finali mi sono ritrovata a piangere come una bambina per un buon quarto d'ora (senza contare l'altra sera al cinema, aspettando di vedere il signore degli anelli, dove sono scoppiata a piangere solo guardando il trailer del film dove venivano mostrate appunto la scene in questione...).
La storia di Ed Bloom è costellata da eventi unici ed incredibili che nella sua immaginazione vengono ulteriormente colorati da ricchi particolari e avvolti da nuove sfumature; antitesi della sua persona è proprio suo figlio Will (Billy Crudup).Cresciuto a pane e favole, una volta varcata la soglia del mondo adulto si rende conto che l'unico talento del padre è quello di raccontare storie e monopolizzare l'attenzione, così, nel giorno del suo matrimonio, costretto a dover sopportare il suo ennesimo show, gli dice apertamente quello che pensa di lui, determinando una rottura definitiva nel loro già sgualcito rapporto, per poi tentare di ricucirlo al capezzale del padre stesso tre anni dopo.
Il tema portante del film non è la fanstastica vita di Ed Bloom, ma il conflitto tra la sua personalità, quella di suo figlio e la realtà stessa: protagonista è Will e la sua indolenza nel voler accettare le bizzarre storie del padre, è la storia della sua maturazione che trova soltanto nelle scene finali la sua compiutezza, quando finalmente riesce a trovare il modo di comunicare con lui e il suo mondo. Il messaggio è positivo: certo, in parte c'è rimpianto per il fatto di non essere stato capace di ricostruire il rapporto quando si era ancora in tempo, ma dall'altro almeno c'è la soddisfazione di essere riuscito, anche solo per un attimo, a comunicare con lui.
Solo dopo aver ripercorso l'intera storia di vita del padre, Will riesce ad abbandonare lo stato di "rabbia infatile" verso un padre che non è mai stato come avrebbe voluto che fosse ed ad accettarlo per quello che è: un sognatore, che ha avuto l'immensa fortuna di scontrarsi con un grandissimo numero di situzioni diverse e uniche cercando sempre di trarne il meglio, che ha stretto amicizia con una varietà di persone alle quali ha sempre voluto dare tutto se stesso, con il rischio magari di trascurare il primario aspetto familiare. In sintesi un uomo che non ha mai voluto accontentarsi di una vita banale e statica, sempre alla ricerca del meglio e che, essendosi scontrato con la realtà, ha preferito condire le sue storie e i suoi ricordi di effetti speciali e viverli nel modo in cui avrebbe voluto nella sua immaginazione.
Tutti nella nostra vita abbiamo dei sogni, e speriamo che questi si realizzino nel miglior modo possibile. Putroppo ciò accade raramente e l'unico posto dove possimo rifugiarci per scampare alla dura realtà è la nostra fantasia.
Ed Bloom non è un bugiardo.
E' solo uno degli ultimi sognatori del nostro mondo, incapace di accontentarsi della vita reale per quello che è.


