Dato che sono in un periodo decisamente tarantiniano, ieri sera ho rivisto Pulp Fiction.
Non c'è che dire, i testi e la sceneggiatura sono su un altro livello rispetto a quelli di Kill Bill.
I personaggi costruiti ad arte e gli spezzoni dei film perfettamente incastrati. Dialoghi su dialoghi e poca, ma sufficiente azione.
Tarantino tratta con un perfido umorismo i problemi che affliggono la società moderna: alcool, mafia, killer, polizia inefficiente e li rende protagonisti (un po' rimbambiti) del suo film.
Senza contare tutti i riferimenti al futuro Kill Bill (già noti): Mia Wallance (Uma) che racconta del suo episodio pilota di Volpi Forza 5, cinque ragazze assassine, tra cui una giapponesina e una francese e dove lei era quella specializzata in lame affilate.
In generale film parla da sè, sono inutili altri commenti aggiuntivi.
Rivedendolo ho fatto invece una considerazione, anche a fronte dei tentativi di paragone di Kill Bill con le vecchie produzioni.
In Pulp Fiction e Le Iene, Tarantino è pura sceneggiatura, armonia della parola e dei personaggi.
In Kill Bill Tarantino è pura regia.
Nel suo ultimo film usa la telecamera in un modi che prima non aveva mai fatto e rende le immagini poesia. Esattamente come lo diventano le parole in Pulp Fiction.
Tarantino quindi cambia, ci stupisce e usa come arma tagliente primaria non più le parole ma le immagini. Ma sempre Tarantino rimane.
Kill Bill è come una specie di passaggio alla piena maturità registica. In passato ha dimostrato di saper scrivere sceneggiature da Oscar e da Cannes, ora mostra che è abile non solo con le parole ma anche con le immagini e integra i suoi due talenti nella storia della sposa.
In questo senso trovo che i due film siano inparagonabili, un po' come il volume 1 e 2: si compensano a vicenda senza nulla togliere all'uno o all'altro e insieme formano un unica grande opera registica.


