Paolo Vari e Antonio Bocola riprendendo un loro mediometraggio del '97, propongono adattato per i grandi schermi Fame Chimica.
L'ambientazione è piazza Gagarin, nel quartiere della periferia milanese di Quarto Oggiaro; i protagonisti, giovani ventenni alle prese con la crescita post-liceum.
La trama non è nulla di eccezionale ma colpisce ugalmente per quanto riguarda l'aderenza alla realtà: storie di vita quotidiane che si intrecciano con problemi sociali di accettazione come quello degli immigrati, molto sentito nelle piccole realtà di quartiere, il lavoro non soddisfacente, e lo spaccio di stupefacenti.
Manuel (Matteo Gianoli) e Claudio (Marco Foschi) sono due amici di vecchia data, cresciuti in un quartiere abbandonato a se stesso, dove il 'cazzeggio sulla panchina' è un must e dove la droga gira come fosse cibo.
La cinepresa entra nelle loro vite nel momento di transizione tra "il fare cazzate" e il darsi una regolata perchè non potrà andare sempre bene.
Il tutto contornato dall'apparizione di una bella ragazza, Maya (Valeria Solarino), che provoca alcune tensioni tra i due amici, ma senza scendere nel muccinismo.
Le tematiche vengono trattate con grande realismo, dalla storia della triangolazione truffauniana, passando dal linguaggio tipico dei giovani milanesi, all'uso tranquillo e paradossalmente innocente delle dorghe, sia leggere che pesanti, da parte dei ventenni (e non), che senza prospettive di un futuro migliore, vivono giorno per giorno senza cercare di cambiare un virgola della loro vita.
Anche il tema del razzismo e dei pregiudizi contro gli immigrati viene affrontato con la giusta sensibiltà e arguzia, dando ampio spazio alla colonna sonora di Zulù dei 99 posse, rinomato cantante napoletano, che come un cantastorie narra le vicende di discriminazione negli ipocriti e bigotti quartieri milanesi di periferia.
I due registi realizzano un bel film, senza pretese, con attori convincenti e argomenti attuali, evitando anche di cadere nella rete italiana del moralismo.


