Io sono un'amante del genere catastrofico. Credo di averli visti tutti: da Twister, Dante's peak, Volcano Los Angeles 1997, The Core e Armageddon. Di solito non me ne perdo uno e sebbene mi renda conto che la maggior parte sono ridicoli, finisco la visione del film sempre abbastanza soddisfatta. Piacere sadico? Istinto masochistico? Chissà.
Ma l'ultimo film di Emmerich, a dispetto di tutte le previsioni, è stato meglio del solito.
Naturalmente non è riuscito ad evitare le piccole americanate di cui sono vittime tutti i registi nati negli U.S.A., ma tolte quelle -che sono poche e in secondo piano- il film scorre con ritmo e tensione.
I dialoghi sono semplici e sporadici ma funzionali e coerenti con l'imminente catastrofe, la storia di contorno padre-figlio fortunatamente è rimasta di contorno, mentre ampio spazio è dato alle immagini di distruzione che risultano molto evocative, soprattutto l'inondazione e Manatthan formato ghiacciolino.
Ho apprezzato anche il messaggio anti-bush inserito nel film e la denuncia contro il governo americano che non approva i trattati di Kyoto mettendo l'economia e la politica del paese davanti al rispetto dell'ambiente non solo americano ma globale.
A parte il mini-attacco politico, The Day After Tomorrow rimane un film d'intrattenimento, il quale, data l'ovvietà della storia, lascia solo un senso di freddo viscerale appena si esce dalla sala e -forse- di maggiore coscenziosità verso il futuro del nostro pianeta.
Dimenticavo, la cosa più allarmante della serata non è stata la glaciazione raccontata nel film, bensì una locandina appesa appena prima di entrare in sala: "Dirty Dancing 2 ". Ditemi che era uno scherzo. -.-


