[da leggere dopo averlo visto!]
Spidey è tornato.
O meglio, è tornato, poi sparito e infine è riapparso definitavemente.
Sam Raimi propone il secondo episodio della serie di Spiderman superando ogni aspettativa.
Il giovane Peter Parker si trova alle prese con il peso della responsabilità: essere un super-eroe comporta delle rinuncie e Peter ha praticamente rinunciato a tutto. Vive in un appartamentino diroccato, va male a scuola, non c'è mai per gli amici, non ha soldi, è indietro con l'affitto, è sempre in ritardo sul lavoro e non può stare accanto alla donna dei suoi sogni Mary Jane.
Eh sì: da un grande potere derivano grandi responsabilità.
Ma Peter non ce la fa più.
Ci viene presentato uno Spiderman stanco, sfinito, demotivato e insicuro: non riesce più ad arrampicarsi nè a lanciare ragnatele, torna miope e si fa male a tirare spallate alle porte.
Tutto sembra ruotare intorno alla crisi psicologica di Peter/Spiderman, ma non è solo la sua: tutti i personaggi sono attraversati da profondi mutamenti: Zia May alle prese con la vita da sola e con costi che non può sopportare; MJ con un fidanzato-austronauta che non ama veramente, e Harry con il suo rancore contro Spider-man.
L'introspezione psicologica in questo secondo capitolo è nettamente predominante rispetto al primo episodio.
Raimi mostra tutto ciò alternando momenti carichi di emozioni ad altri immensamente comici e tiene così insieme le fila del racconto e sopratutto rende sempre tonico il ritmo. Anche le scene d'azione sono nettamente migliorate e la CG è molto meno pesante.
Meravigliosa la resa della parte in cui Peter butta via il costume e torna ad essere il semplice Peter Parker: con il sottofondo di Raindrops Keep Falling On My Head di Burt Bacharach vediamo un Peter, sereno, leggero, che inciampa e si rimette finalmente gli occhiali, che riprende a studiare e torna ad essere il preferito da professore. Insomma, un Peter libero di vivere, rappresentato in particolare dall'ultimo freeze della sequenza in concomitanza alla fine della canzone, con la faccia di Tobey sorridente. In questa fase ha la possibilità di riprendere ciò che aveva lasciato in secondo piano per essere Spider-man e sopratutto riesce a riavvicinarsi a MJ.
Ma la sua è una felicità a metà: Spider-man fa parte di lui e non può tenerlo nascosto a lungo e Peter lo sa bene.
Così, all'ennesimo disastro (al rapimento di MJ), Spidey rinasce, e questa volta per sempre.
E così si ritrova in men che non si dica a dover fermare un treno e a salvare la fanciula dei suoi sogni. Scena bellissima quando i passeggeri del treno lo guardano in faccia, e gli riconoscono il ruolo di Eroe-Umano "ma è solo un ragazzino!avrà si e no l'età di mio figlio...". Già, perchè Spidey è l'eroe più umano mai creato, con sentimenti e timori appunto "umani"(che all'occorenza si ripercuotono sui suoi superpoteri creandogli disagi con origine psicosomatica!).
Alfred Molina nel ruolo del Doc Ock è perfetto, riesce (come il suo predecessore Defoe) a scindere in modo impeccabile le due parti di sè: quella dello scienziato con un sogno, e quello dell'arrogante malvagio che farebbe di tutto per ottenerlo.
Come nel primo, Tobey McGuire perfettamente a suo agio nei panni del protagonista dalla doppia identità e James Franco sempre più somigliante alla figura di suo padre (cosa che potrbbe far presagire il secondo Goblin in Spider-man 3).
Solo una paio di cose non mi sono andate giù: il fatto che Harry aprisse bocca solo per parlare di Spider-man e le riprese molto standard durante i dialoghi, quasi da telefilm. Ah, anche alcuni adattamenti dei dialoghi: quando Peter prova a saltare da un tetto all'altro, urla 'sto arrivandooooooo' e poi una volta caduto dice 'sono tornato' o qualcosa del genere... in inglese è molto diverso. Difatti urla "I'm baaaaaack!" e una volta a terra "Uh, my back.....!" :) (consiglio quindi a tutti di rivederselo in lingua originale)
Ma per il resto, Spider-man 2 rimane meraviglioso: è film che nasce con lo scopo di far sognare, e ci riesce al 100%.



