Su una cosa non si può di certo discutere. Michael Mann ha una regia ottima, tecnicamente perfetta, attenta ad ogni minimo dettaglio. Naturalmente può non piacere, ma a me è piaciuta (e molto).
Si può invece discutere sul modo in cui utilizza questo dono, ovvero sul genere di film e sceneggiature che di solito accompagna. Naturalmente possono piacere, ma a me non piacciono (per niente).
C'è da dire che però Collateral si fa vedere, e Mann è riuscito a dargli quella raffinatezza che quasiasi altro regista hollywoodiano avrebbe scacciato via in onore della spettacolarità.
La storia si svolge in ombra (in una delle tante notti di Los Angeles), con piccoli e rapidi movimenti, azioni dense e intense.
Il tutto conodito con discorsi di psicologia spicciola messi lì con l'unico scopo di cercare di dare uno spessore al film, ottenendo invece solo l'effetto banalità-scontatezza in ogni discorso: molto spesso un'espressione è più eloquente di duemila discorsi retorici.
Tensione, azione, ritmo e spunti riflessivi: ogni cosa è comunque ben equilibrata e gestita al meglio dal regista.
Una cosa che mi ha lasciata abbastanza perplessa è il ruolo dei poliziotti (*mini spoiler in questa frase!*): nella prima metà del film compaiono spesso, uno di loro sembra avere anche un parte molto importante o comunque decisiva, mentre a metà del film, questo personaggio addirituttura muore e di lui e tutta la sua squadra non si sa più nulla. Mi ha lasciato un senso di imcopletezza (quasi di non-curanza) che non avrei voluto sperimentare (*fine mini spoiler*).
Tom Cruise nel ruolo del cattivo si sforza ma non riesce comunque a scrollarsi di dosso l'ombra da eterno piacione (dovuta probabilmente alla sua limitata espressività), va comunque premiata la sua tenacia e il suo impegno, mentre a Jamie Foxx nulla da ridire.
Collateral è un bel thriller d'azione, ed è sicuramente uno dei più riusciti nel suo genere, ma nell'immenso oceano cinematografico, rimarrà un puntino in mezzo al mare.


